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Il Gregge di Pecore Tosaerba
Scritto il 26 Dicembre 2015 da in Notizie
“Ho lasciato il lavoro per un nuovo business: il mio gregge di pecore tosaerba. I costi per i clienti? Gli stessi delle macchine”

Silvia Canevara, lodigiana di 37 anni, faceva la giornalista. Poi ha deciso di usare “le mani e non solo con le parole”. E insieme al suo compagno ha comprato 20 pecore nane d’Ouessant, la più piccola razza ovina al mondo. “Un ettaro di terreno in pendenza con boschetto verrebbe sui 2.000 euro, con 4 pecore a brucare tranquillamente per 9 mesi consecutivi”

Piccole, innocue e funzionali. E se fossero le pecore stesse ad occuparsi della manutenzione del verde? Silvia Canevara, 37 anni, di Lodi, ci ha creduto per davvero, e ha dato vita al progetto Pecorelle (pecorelle.it): lanosi tosaerba a quattro zampe che si sostituiscono ai mezzi meccanici per la manutenzione dei campi. Da più di un anno gestisce insieme al suo compagno, Emanuele Marchi, 35 anni, un gregge di 20 pecore nane d’Ouessant, la più piccola razza ovina al mondo. “Siamo ancora all’inizio, ma ci stiamo provando”, spiega.

Silvia ha mollato il suo lavoro come giornalista per dedicarsi alle pecore. “È un’idea che coltivo da tempo e che nasce dal desiderio di lavorare con le mani e non solo con le parole – spiega – . Nonostante risieda in città, al quinto piano di un palazzo, e non in una cascina, ho da sempre provato una grande passione per il mondo della campagna”.

Tutto nasce nel 2013, quando Silvia partecipa ad una fiera agricola a Codogno per conto del suo giornale: “In quell’occasione ho avuto modo di conoscere più da vicino questo mondo, nello specifico la razza delle pecore d’Ousseant”. Silvia si appassiona alla cosa e comincia a studiarla in maniera più approfondita. “Ho visto che questo sistema di manutenzione del verde altrove funzionava”, racconta. In Francia e in Svizzera è già una realtà ben sviluppata. “In Italia, invece, nessuno aveva strutturato la cosa a livello d’impresa”.

Le pecore sono arrivate in estate, tutte acquistate da allevamenti italiani. “Il trasporto dalla Francia era davvero dispendioso, sia per quanto riguarda i costi che per gli animali stessi”. Per il momento il gregge è formato da 20 pecore, in prevalenza maschi. L’ultimo arrivato si chiama Martino. “Sì, ho deciso di dare un nome a tutte le pecore del gruppo. In qualche modo ho voluto omaggiare tutti i parenti e gli amici che mi hanno sostenuto in questa mia pazza idea”, sorride Silvia.

Fonte: Il Fatto Quotidiano