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Lo Smemorato di San Siro
Scritto il 3 Novembre 2015 da in CheBelMondo

smemorato_sansiroLo svizzero Rolf Bantle si smarrisce nel 2004 durante Inter-Basilea. Decide di restare in città e per anni vive grazie agli aiuti delle persone che incontra. Poi una frattura lo riporta in una casa di riposo nel suo Paese.

Il signor Bantle torna a casa. Dopo 11 anni. Lo avevano dato per disperso, quasi certamente morto. Un moderno Mattia Pascal, che tra Svizzera e Italia ha vissuto una seconda vita, in qualche modo segreta e, forse, migliore della precedente. E’ il 24 agosto del 2004 a San Siro si gioca Inter-Basilea, Champions League. Rolf Bantle, 60 anni, arriva in Italia con alcuni residenti di una casa-famiglia di Läufelfingen (dove abitava in quel periodo) per seguire la partita.

Pochi minuti prima del fischio di inizio si allontana per andare in bagno, uscito dai servizi non trova più la strada per tornare al gruppo, è disorientato, frastornato dalle migliaia di tifosi che incrocia. “Mi sono trovato in un’area completamente diversa”, racconta alla stampa elvetica ora che è tornato a casa. Rolf lascia lo stadio in cerca dell’auto dei compagni ma non la trova. Infila le mani in tasca e conta il denaro a disposizione: 15 euro e 20 franchi, niente cellulare e, scherzo del destino, o forse rimozione quasi volontaria, non ricorda nessun numero di telefono.

Come per un’intuizione, o un’accettazione felice, il signor Bantle la prende bene e decide che, tutto sommato, può anche passare una o due notti a Milano, come fosse una vacanza inattesa. Passeggia, esplora le strade, guarda le case, i negozi ed elegge il quartiere di Baggio a dimora. Una notte, poi due, poi tre. I giorni diventano settimane quindi mesi, nessuna voglia di ripartire, il provvisorio si trasforma in definitivo. “Nel giro di poco tempo – racconta – mi sono accorto che non avevo alcuna ragione per tornare”. Tra l’altro, “in Svizzera avevo lavorato con immigrati italiani e conoscevo un po’ la lingua”.

Il passato del signor Bantle non è stato semplice così, probabilmente, ha colto l’attimo e ha fatto dello smarrimento l’occasione per imboccare una nuova strada. Un’infanzia complicata, cresciuto con la madre e senza padre è finito in una famiglia affidataria (di cui non vuole parlare), nessuna formazione o studio. Poi, crescendo, ha lavorato come operaio ma sono arrivati problemi con l’alcol che lo hanno portato a essere ricoverato diverse volte. “Quando finivo in terapia mi sentivo rinchiuso – racconta – a Milano, finalmente, potevo gustare la libertà”.

Un girovagare continuo per la città il suo, qualche lavoro saltuario e passeggiate dove ha scoperto biblioteche (che ha frequentato) e zone universitarie. E’ diventato amico di studenti che spesso lo hanno aiutato, il primo regalo è stato un provvidenziale sacco a pelo. A Baggio una donna gli lavava i vestiti e per l’igiene personale ha utilizzato i bagni pubblici. Altri lo hanno aiutato con cibo, caffè, sigarette e vino. “Se devo essere sincero – dice il signor Bantle – preferisco la birra, ma in Italia è più cara”.

Per tutti, a Milano, Rolf diventa Rudi, Rodolfo. Nuova vita, nuovo nome, un modo per allontanare quel passato che, forse, almeno una volta, può essere dimenticato. Rudi, insomma, è felice. Felice come mai prima. Intanto in Svizzera, due settimane dopo la partita di Champions, il signor Bantle viene dichiarato scomparso, segnalazione ritirata nel 2011, un modo per dire: deceduto.

La realtà torna, in un istante, nell’aprile di quest’anno. Rudi inciampa in strada e si rompe un femore, brutta caduta, soprattutto per un 71enne. Viene ricoverato, in ospedale non ci mettono molto
a capire la sua storia: chiamano il consolato svizzero che si fa carico dell’uomo. Trasferimento all’Unispital di Basilea e poi in una casa di riposo. Rudi torna a essere Rolf. Non si lamenta, anzi: “Mangio bene, divido la stanza con una persona simpatica e mi piace la quotidianità delle mie giornate”. Ha un sussidio di 100 franchi al mese e, racconta tutto soddisfatto: “Ogni pomeriggio vado al supermercato, mi hanno concesso due lattine di birra al giorno”.

Fonte: Repubblica.it

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